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I cambiamenti climatici: parole in Libertà di Max Palomba

EDITORIALE

 


A cura di Marco Ellena, 23/11/2017 alle ore 12:16
Riportiamo esattamente i pensieri di un nostro amico, Max Palomba sull'ormai archiviata giornata mondiale sui cambiamenti climatici.
Condividiamo in toto il suo pensiero e per questo riportiamo...

Bene, ora che la grande mobilitazione per i cambiamenti climatici è alle spalle, e dopo aver doverosamente premesso che trovo intollerabile e pericoloso ogni forma di negazionismo in materia, posso dire la mia.
Cominciando con il sostenere che anzitutto la petulante Pippi Calzelunghe con il visino imbronciato e le treccine e la cerata gialla mi sta cordialmente sui coglioni, e a buon motivo. Come tutta la sarabanda mediatica che le sta attorno, e che ha evidentemente uno scopo preciso. Che è quello di trasformare un problema di primaria gravità in una massiccia e spettacolare kermesse superficiale quanto effimera, e che lascia sostanzialmente il tempo che trova. "Tutto tiatro" avrebbe scritto il buon Camilleri. Anche Kennedy parlava per slogan e intortava i gonzi. Poi si è scoperto che veniva da una famiglia di cinici faccendieri irlandesi e per un pelo non ci ha portati alla terza guerra mondiale.
Il problema del riscaldamento globale è insito tutto nella natura stessa stessa dell'Occidente e delle sue politiche. Mi gioco le palle che la maggioranza assoluta di chi oggi è sceso in piazza è liberale, europeista, globalista, nemico di ogni forma di chiusura alla libera circolazione di merci e persone.
Tutto molto bello, ma i problemi vengono da lì. E non si può tenere i piedi nella barca della globalizzazione economica e poi pretendere di cambiare il mondo. Per cambiare le cose occorrono scelte mirate, progressive, irreversibili, spesso controverse, sempre difficili. Non è cosa da boy-scout, da girotondi con la faccia dipinta e tutto il consueto ecumenismo bamboleggiante che caratterizza certe iniziative. Richiede competenza, determinazione, soprattutto incazzatura. Perchè il futuro non è dei persuasi, dei concilianti senza condizione, degli ottimisti. Chiedete a qualche mamma pronta a sottoscrivere le parole di Greta Thunberg se ha mai accompagnato i figli a scuola in auto. O se i suoi ragazzi adolescenti non adorino vestirsi a buon mercato in quelle catene multinazionali che fanno produrre i loro capi in qualche serraglio di lavoratori schiavi del terzo mondo. O se non scalpitino, compiuti i sacramentali diciotto anni, per conquistare la sospirata patente. Ecco, c'entra anche questo, tutto si tiene, e da qui si capisce come sia arduo tradurre in pratica quotidiana gli slogan gridati in una manifestazione affollatissima e colorata. Perchè i problemi veri continuano, una volta spente le luci del grande spettacolo. Auguri.

Di Max Palomba



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